Un sorriso impertinente si aggira per le strade
londinesi.
Classe 1985, Lily Allen il temperamento artistico ce
l'ha scritto nel DNA: figlia del comico e caratterista Keith
Allen e della produttrice cinematografica Allison
Owen, trascorre un'infanzia e un'adolescenza da ribelle,
sballottata continuamente da una zona all'altra di
Londra.
Espulsa a ripetizione per cattiva condotta, cambia ben 13
scuole e nemmeno il collegio riesce a placare il suo rifiuto
per le autorità: a 14 anni fugge per andare al festival
di Glastonbury e a 15 abbandona gli studi.
È in questo periodo che nasce in lei un'insana passione
per la musica, alimentata dalla nutrita collezione di dischi
dei suoi genitori: onnivora e curiosa, Lily si abbuffa di punk,
ska, reggae e jungle, ma non solo; dai T-Rex (che
considera la più grande band di sempre) a Prince,
passando per Björk e Kate Bush, ogni stimolo
è un motivo in più per capire che la musica
è l'unica parola scritta nel suo futuro.
Futuro che non è così lontano, perché
alla fine del 2005, grazie a una manciata di demo fatti
arrivare alle persone giuste, la Allen, appena ventenne, viene
messa sotto contratto dalla Regal Records, sottoetichetta della
EMI. Contemporaneamente la sua musica inizia a circolare con
sempre più insistenza in rete.
Parlano di lei l'influente NME e l'autorevole
Observer, mentre le radio, a inizio 2006, iniziano a
trasmettere la raggaeggiante "LDN". Il primo singolo
ufficiale, "Smile", esce all'inizio del giugno
successivo ed è l'atto finale della sua ascesa:
raggiunge la quarta posizione delle chart e fa impazzire la
critica, che vede nella giovane ragazza londinese tutta la
spontaneità e la freschezza che mancano a molti
'manichini' del pop contemporaneo. I suoi testi parlano del
mondo che la circonda in modo diretto, acuto e senza peli sulla
lingua, mentre la sua musica valica confini e scardina i
generi, mescolando reggae, ska, hip hop, dub e rock.
A metà luglio 2006 esce finalmente l'atteso album
d'esordio, "Alright, Still", la ciliegina sulla torta di
un'annata fenomenale.